Icona made in Barbagia
Oltre la sabbia bianca e l'acqua di cristallo turchese,
nel centro della Sardegna c’è un cuore di roccia abitato da un popolo fiero e genuino
che custodisce la propria identità preservando arti, tradizioni e ricette del territorio rendendole senza tempo.
La Barbagia
“zona blu” conosciuta in tutto il mondo per i suoi centenari, è il luogo di nascita di questo dolce semplice e dal gusto insolito.
L’ Antica Fabbrica del Dolce
si trova a Nuoro, capoluogo della Barbagia, ai piedi del Nuraghe Tanca Manna, simbolo delle vestigia di una civiltà millenaria, magica e misteriosa.
La Tradizione
In Sardegna i dolci non sono mai stati solo cibo, derivano da una simbologia ancestrale che narra di leggende, magia ed interazioni con altri popoli, fungono da mezzo di comunicazione tra gli uomini e le divinità, per invocarne la benevolenza ed il buon auspicio.
La Leggenda
“Una fanciulla guidata da una stella varcò la soglia di una grotta dove scorse una cassa colma di preziosi ornamenti. Improvvisamente i fili d’oro e le gemme presero forma di dolci per gli uomini. Tanit custodiva il segreto della loro fattura nel grembo della montagna. La fanciulla portò il tesoro sul luogo della festa, tutti lo assaggiarono e ne furono ammaliati…”
S’Arantzada
il dolce tipico fatto in casa dalle donne con scorza d’arancia, mandorle e miele, e regalato agli sposi come simbolo di una vita felice e fortunata, ha rappresentato per oltre due secoli il marchio di qualità del ricevimento nuziale.
Sa Torradura
Durante i battesimi veniva regalato ai padrini, al prete e ai chierichetti per onorare “sa torradura”, la tradizionale restituzione dei doni ricevuti. La scelta di questo dolce divenne talmente frequente che “sa torradura” diventò sinonimo di una misura specifica di carta oleata su cui si disponeva il dolce appiccicoso.
“S’Arantzada”
Letteratura e Poesia
Francesco Congiu Pes
«Oh quale d’aroma gentile tesor contengono quei tenui trucioli d’or! …Se ad uno giammai così peregrina dolcezza un volta concesso è gustar, ei gemma di dolci, dé dolci regina dovrà l’ARANCIATA per certo affermar. Che aroma soave, che grato sapor in quei tenuissimi trucioli d’or!»
Da “L’Aranciata”
Grazia Deledda
«Il padrino non è tenuto a far altra spesa, tranne la piccola moneta che regala alla donna recantegli, poco dopo, un vassoio con due “carte” di aranciata. Altre “carte” (una carta di aranciata è il tanto che sta su un foglio di carta, con lo spessore di due o tre centimetri) se ne regalano alla madrina che dà essa pure una piccola moneta alla donna portatrice del dono, e che restituisce il vassoio pieno di grano…»
Da “Tradizioni popolari di Nuoro”, 1894
Max Leopold Wagner
«in Sardegna si usano molti tipi di dolce… certi luoghi godono di una fama speciale per i loro dolci… Nuoro per l’aranciata (dolce di buccia d’arancia, mandorle e miele)»
Da “La vita rustica della Sardegna riflessa nella lingua”, 1921
Enrico Costa
«Sarei per loro un grassator crudele, pronto al ricatto, e a rinunziar per vita al vin d’Oliena, all’aranciata e al miele!»
Da “In Autunno, Nuoro”, 1892
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